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le ultime news sul cybercryme:

Facebook sa tutto di te. Come chiedere la copia dei tuoi dati (in suo possesso)

Si dice che Facebook sappia tutto dei suoi utenti. Purtroppo è vero. Lo abbiamo verificato sulla nostra pelle chiedendo al social network la copia dei nostri dati in suo possesso.
La cronologia delle conversazioni avute in chat, i messaggi inviati e ricevuti, la carta di credito se utilizzata per fare acquisti dall’app, un elenco di indirizzi Ip dai quali si è effettuato l’accesso, addirittura gli amici rimossi, le ricerche effettuate sulla piattaforma, fino a tutte le sessioni attive memorizzate, compresi data, ora, dispositivo, cookie e informazioni sul browser.

da Key4biz

il garante spagnolo multa Facebook per 1,2 milioni di euro

Facebook avrebbe raccolto dati sull’ideologia, il sesso, le credenze religiose, i gusti personali o la navigazione,  senza informare chiaramente gli utenti sull’utilizzo e lo scopo della raccolta. Inoltre tramite i cosiddetti cookies, Facebook raccoglie anche dati da persone che non dispongono di un account nella rete sociale ma navigano sulle pagine ove è presente il bottone “like”.Il Garante ha affermato che la politica sulla privacy di Facebook contiene dei termini generici e poco chiari e non raccoglie in modo adeguato il consenso dei suoi utenti, cosa che costituisce una grave violazione delle norme sulla protezione dei dati. Fra le altre cose, è stato accertato che Facebook non rimuove i dati personali che raccoglie dal suo database, anche quando un utente lo richiede e che tali dati vengono conservati per i 17 mesi successivi alla chiusura dell’account.

da corriereprivacy.it

Facebook ottiene gratis tutti i dati di un minorenne, ma in Italia i minorenni fra 13 e 18 anni non possono sottoscrivere un contratto, mentre con Facebook viene sottoscritto un contratto di cessione dei loro dati. In Italia ci sono più di 2 milioni di minorenni che hanno sottoscritto contratti nulli per legge con Facebook sui quali i genitori non possono in alcun modo intervenire”.

da O.L.I.T.

ATTACCO RANSOMWARE

GRAVI NEGLIGENZE PUBBLICHE E PRIVATE

L’attacco Ransomware globale, uno dei più gravi degli ultimi tempi, ha messo a nudo la mancanza di cultura della sicurezza informatica e di investimenti adeguati. Incredibili negligenze da parte di grandi aziende e organizzazioni pubbliche e private. 150 i paesi colpiti.

da www.tomshow.it

I TOTEM PUBBLICITARI DELLA STAZIONE CENTRALE DI MILANO REGISTRANO I NOSTRI COMPORTAMENTI

Esaminando attentamente uno dei totem – uno di quelli che è stato per un certo periodo fuori uso – Pellerano ha scoperto che questi dispositivi sono molto di più di quello che sembrano: oltre a esporre pubblicità e orari dei treni, contengono un software in grado di effettuare il riconoscimento facciale, che consente alla struttura di registrare sesso, età e livello di attenzione di chiunque li guardi.
Lo scopo è vendere le informazioni raccolte alle società di marketing, in modo che possano valutare il successo delle loro campagne o di programmarne di nuove.

da www.liberties.eu

GOOGLE e FACEBOOK AMMETTONO: «Truffati per 10 milioni di dollari»
La truffa avvenuta tra il 2013 e il 2014, ma rivelata solo a marzo, quando è stato accusato un lituano che avrebbe organizzato il raggiro. Le mail truffa sembravano provenire da società asiatiche con cui effettivamente i colossi del web avevano rapporti economicida www.corriere.it

L’ITALIA E’ IMPREPARATA AL CYBER CRIME

Nella percezione del rischio da cyber in-security, l’Italia è all’ anno (pressoché) zero.
Nel 2015 sono stati 8 milioni gli eventi di sicurezza attivati su 6 milioni di indirizzi IP pubblici e oltre il 98% degli attacchi rilevati è stato di tipo malware (software malevolo che si installa volontariamente, perché l’utente clicca su qualche link malevolo, o involontariamente, perché sfrutta una qualche vulnerabilità dell’applicativo o del sistema operativo). Meno intensi gli attacchi DDos (1,42%), cioè quelli perpetrati per bloccare l’erogazione di un servizio fornito ai clienti.
Il quadro emerge dal Rapporto 2016 sulla Sicurezza in Italia curato dall’Associazione Clusit (associazione italiana per la sicurezza informatica promossa dal Dipartimento di informatica dell’Università degli Studi di Milano).

A livello globale, l’indagine si basa su un campione complessivo di oltre 5.200 incidenti noti di particolare gravità.
In percentuale, l’incremento maggiore di attacchi cyber (+150%) ha riguardato le cosiddette infrastrutture critiche (i sistemi di funzionamento di un paese, anche sotto i profili della sicurezza e socio-economico); poi i servizi on-line (+80%); ma anche il settore della ricerca e educazione (+50%); quello dei giochi e della informazione (+49%); paradossalmente le percentuali inferiori sono quelle registrate nei settori sulla carta più critici: il cybercrime propriamente detto ( +30%) e lo spionaggio (40%).

da www.assinews.it

RAPPORTO CLUSIT 2016 SULLA SICUREZZA ITALIANA ITC

Non è più possibile fare finta di nulla sperando che non tocchi mai a noi.
Ci toccherà eccome, sia nella vita privata che nella vita lavorativa.
Il cybercrime è cresciuto nell’ultimo anno, e molto. Le nostre stime parlano di circa il 30% per non parlare dello spionaggio che, secondo le risultanze del rapporto CLUSIT, crescono di quasi il 40% a testimonianza che siamo davanti a una vera e propria strategia.
Le infrastrutture critiche, e forse questo è il dato più preoccupante, sono oggetto di attacco costante se si considera che le nostre stime parlando di un aumento degli attacchi di oltre il 150% !
E poi c’è la modalità di attacco che più di ogni altro ha fatto parlare del tema nel corso del 2015: i ransomware. Vera e propria estorsione informatica la cui diffusione, e la conseguente capacità di generare denaro, non conosce limiti.
Stiamo quindi davanti a uno scenario che si potrebbe definire da incubo.
Attacchi alla vita quotidiana delle persone, attacchi alle infrastrutture che permettono alla società civile di continuare a essere tale, attacchi alle attività che permettono alle aziende di funzionare e alle pubbliche amministrazioni di erogare i servizi essenziali ai cittadini.
Questo scenario, che nel corso del 2015 si è materializzato nei casi di cronaca italiani e internazionali che tanto hanno fatto discutere, è per fortuna controbilanciato da un livello di attenzione che pian piano sta salendo.
Aziende e pubbliche amministrazioni parlano della sicurezza e delle modalità e tecnologie per combattere il cybercrime come mai prima d’ora

 da rapporto CLUSIT visualizza il rapporto integrale

68 MILIONI DI ACCOUNT DROPBOX SONO A RISCHIO

La notizia è recente e ha rimbalzato su tutte le maggiori testate mondiali a inizio Settembre.
Dropbox ha subito un attacco hacker e 68 milioni di username e password dei loro utenti sono state violate.

La notizia ha ovviamente suscitato preoccupazione fra gli utenti interessati, immediatamente invitati dal team di Dropbox a cambiare le loro password.

Ma i timori maggiori arrivano da quanto pubblicato sul Washington Post alcuni giorni fa.

L’importante testata Statunitense afferma che 
i dati relativi ai 68 milioni di account violati sono ora in vendita nel “deep-web”.
Il deep-web è una sorta di Internet sommerso dove gli utenti riescono a navigare in quasi totale anonimato o sono comunque difficilissimi da individuare.
Questa rete viene spesso utilizzata per azioni altamente illegali come traffico di droga, armi, pedofilia o, come in questo caso, la vendita di dati rubati.

da www.migliorivpn.it

I NOSTRI DATI SANITARI SONO AL SICURO?
COSÌ I 
CYBER CRIMINALI RUBANO LA SALUTE

La sanità è il settore che a livello mondiale ha fatto registrare l’aumento più elevato del numero di attacchi informatici.
In Italia, una Asl sarebbe stata costretta a pagare un riscatto per potere accedere di nuovo ai dati dei propri assistiti, bloccati da un virus.
Potrebbe capitare a chiunque.
I risultati degli esami del sangue, l’esito di una radiografia o di una Tac, i farmaci prescritti, il referto di un intervento chirurgico o di una visita specialistica: tutto potrebbe finire nelle mani dei “cyber ladri”.
Negli Stati Uniti, il 26 per cento dei consumatori ha subito furti di informazioni mediche personali inserite nei sistemi informativi sanitari.
Sono gli ultimi dati di un nuovo studio su un campione di duemila intervistati, presentato dalla multinazionale Accenture al congresso annuale organizzato dall’associazione HiMSS (Healthcare Information and Management Systems Society) a Orlando.
Metà delle vittime ha dovuto pagare in media circa 2.500 dollari di tasca propria per ovviare all’incidente.

 da www.corriere.it